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Trasporti senza difese dal terrorismo

Stazioni ferroviarie: totalmente vulnerabili; treni e treni ad alta velocità: vulnerabili; traffico merci su gomma: zero controlli; tir su traghetti: massima vulnerabilità; centri distribuzione merci: massima vulnerabilità; corridoi doganali: altissima vulnerabilità e spostamento del rischio dalla periferia al centro….

Purtroppo l’elenco delle infrastrutture di trasporto e dei mezzi di trasporto anche passeggeri esposti al rischio terrorismo presente un quadro drammatico di assoluta vulnerabilità e di inefficacia dei controlli.

Come dire…se non accade nulla è solo Perchè qualcuno ha deciso che i tempi non sono ancora maturi per farlo accadere.

Lo scenario italiano e in gran parte quello dell’intera Europa forse con la sola eccezione di alcuni paesi dell’est europeo, che portano ancora nel codice genetico dell’ex cortina di ferro il controllo del territorio, è da incubo.

L’unica eccezione è forse rappresentata dagli aeroporti che, da un lato, hanno sperimentato per primi i rischi del terrorismo e che quindi si sono dotati di sistemi di controllo e di security in grado di funzionare come effettivi filtri e, dall’altro, presentano una struttura e flussi di traffico passeggeri che si prestano comunque all’utilizzo zone di misure di security e controllo che sarebbero improponibili ad esempio nelle grandi stazioni ferroviarie, costrette a confrontarsi con flussi di persone infinitamente più grandi con un problema insuperabile di conciliabilità fra le esigenze operative e quello di controllo e prevenzione dal terrorismo.

In ogni caso quello della security nei trasporti è destinato a diventare il tema centrale di protezione delle società occidentali difronte al rischio terrorismo.

Un discorso a parte potrebbe riguardare il tracciamento dei carichi merci e il tema delle verifiche all’origine della merce in container (sulla falsariga di quanto compiuto dagli Stati Uniti post 11 settembre).

SM