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Scontro armatori-Ue sui rifiuti nei porti

Sparo alzo zero da parte degli armatori europei sulla revisione in arrivo della direttiva europea Port Reception Facilities (PRF) adottata nel 2000 e in particolare sull ‘Inception Impact Assessment’ messo a punto dalla Commissione Europea: Corretto affermare ciò che gli armatori devono fare – sostiene Ecsa- a patto che i porti si dossero davvero dotati di im pianti sufficienti a raccogliere i rifiuti di bordo, nonché di un sistema tariffario trasparente per questo tipo di servizi di smaltimento e, infine, di un sistema di monitoraggio e di enforcment adeguato.

La direttiva PRF derivante dalla Convenzione MARPOL rende esecutive queste norme nel UE. Il suo obiettivo dichiarato è quello di ridurre lo scarico di rifiuti e residui del carico dalla nave in mare imponendo agli Stati membri di garantire che le strutture di accoglienza siano effettivamente disponibili nei porti, in modo da raccogliere questi tipi di rifiuti. Purtroppo – sostiene Ecsa -, tale obbligo non è stato rispettato, in quanto vi è una mancanza di strutture adeguate e sufficienti nei porti comunitari, spingendo la Commissione a rivedere la direttiva.

Inoltre, le tariffe applicate da alcuni porti non sono né trasparenti né, in alcuni casi, giuste e corrette. Quando sarebbe necessario un sistema  di pagamento ragionevole in grado di  soddisfare alcuni requisiti minimi e di fornire un giusto incentivo agli armatori “virtuosi”.

“Affinché la direttiva diventi efficace – hanno sottolineato i vertici dell’Associazione europea degli armatori – sono necessari  impianti portuali comunitari adeguati.  Queste strutture devono anche essere in grado di gestire nuovi tipi di rifiuti derivanti da requisiti ambientali più severi, come l’acqua di zavorra e i rifiuti scrubber “.  Secondo Patrick Verhoeven, Segretario generale di Ecsa. “Il passo successivo è quello di garantire che la tassa pagata al porto di scalo sia strutturata in modo tale da incoraggiare gli armatori a consegnare i rifiuti della nave alla struttura appropriata”.

Gli armatori europei chiedono inoltre un approccio più pragmatico al tema dello smaltimento dei rifiuti delle navi. Ad esempio le navi impegnate nel trasporto marittimo a corto raggio e con sufficiente capacità di stoccaggio non hanno bisogno di smaltire i propri rifiuti in ogni singolo porto scalato. Pertanto, la direttiva PRF rivista dovrebbe chiarire il regime delle eccezioni e delle deroghe, offrendo maggiore flessibilità agli armatori senza mettere in pericolo gli obiettivi della direttiva stessa

La discussione per una migliore gestione dei rifiuti in Europa è diventata particolarmente calda soprattutto dopo l’uscita a inizio dicembre della circolare della Commissione europea che identifica anche la direttiva PRF come il principale strumento per ridurre l’inquinamento marino generato dalle navi.