italian ports reform

Riforma portuale. Pronti. Via!

Autorità di sistema portuale. Ormai dimenticati in un’altra epoca gli Enti portuali e le Aziende mezzi meccanici, confinati nella storia i Consorzi del porto, l’Italia rinchiude nel cassetto dei ricordi anche le Autorità portuali e affida alle Autorità di sistema portuale la gestione del bene che il paese dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) aver scoperto come “strategico” per il suo futuro: i porti.

Il parto delle norme sulla riforma della pubblica amministrazione, firmato Madia, è avvenuto come da tradizione delle nascite complesse, dopo la mezzanotte. Fra i figli del new deal del paese nella gestione della cosa pubblica, anche l’attesissimo decreto sulla semplificazione organizzativa del settore portuale.

Frutto di un confronto sofferto fra campanili, ma anche all’interno del governo e nella dialettica fra Palazzo Chigi e il ministero di Piazza Croce Rossa, il decreto ha visto la luce portando in dono 15 e non 14 Autorità portuali, in virtù del recupero sul filo di lana attuato da un porto di Taranto che si è distaccato dai cugini regionali di Bari e Brindisi, rivendicando un’autonomia gestionale che non trova giustificazione nè nei traffici nè nelle prospettive di uno scalo che dovrà affrontare le conseguenze della crisi siderurgica (Ilva) ma anche quella dei sogni container e logistici. Ma entro tre anni il numero delle Autorità di sistema portuale potrà essere ulteriormente ridimensionato. Per altro i traumi dei matrimoni forzati sembrano essere circoscritti al Tirreno e alle isole: Savona con Genova, Salerno con Napoli e alla Sardegna (unica Autorità portuale) in Adriatico hanno di fatto vinto gli autonomismi, fatta eccezione per Bari e Brindisi, sposi per forza.

Cambiano le procedure di nomina dei presidenti, chiamati al soglio presidenziale solo dal ministro competente d’intesa con il presidente o i presidenti di Regione.

Viene ridimensionato il Comitato portuale dal quale spariscono gli utenti traghettati in un altisonante Tavolo di partenariato della Risorsa mare. Con un’autonomia finanziaria tutta da chiarire, le nove Autorità di sistema portuale saranno chiamate a confrontarsi con un super-sistemone portuale e con un presidente dei presidenti che coordinerà investimenti e scelte strategiche. Chi occuperà questa poltrona? Si accettano scommesse.