italian ports reform

Riforma dei porti: punti di forza e principali rischi. Il parere del Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato ha dato il suo parere (consultivo) (n.1142/2016) sul decreto di riforma della governance dei porti firmata dal ministro Delrio. Il parere reso dalla Commissione Speciale sostanzialmente approva lo schema di decreto legislativo in materia di “Riorganizzazione, razionalizzazione e semplificazione della disciplina concernente le Autorità Portuali di cui alla legge 28 gennaio 1994, n. 84” e sottolinea che si tratta della prima riforma organica delle Autorità Portuali dopo oltre venti anni.

Esprimendo apprezzamento circa gli obiettivi della riforma “redatta con compiutezza di metodo”, il Consiglio di Stato sottolinea come da essa emerga un disegno di riorganizzazione “in linea con i principi ispiratori del più ampio disegno di riordino dell’amministrazione, al fine di perseguire lo scopo comune di potenziare l’efficienza, contenere la spesa e razionalizzare la governance”. I giudici amministrativi evidenziano come, in particolare, il decreto proponga, nel medio e lungo periodo, di “ intervenire sulla dimensione “monoscalo” degli organi di governo dei porti” che, prevedendo il superamento del modello obsoleto del city port, passa dalle attuali “Autorità Portuali” alle “Autorità di Sistema Portuale” ponendosi così nella prospettiva delle reti di trasporto transeuropee di cui al regolamento UE n. 1315/2013”.

Ulteriore apprezzamento viene espresso dal Collegio per il taglio innovativo della relazione illustrativa, che fornisce la visione strategica e la logica (non giuridica, ma) socio-economica dell’intervento: in un’era di globalizzazione delle merci, occorre rendere più agile il governo dei nostri porti e connetterli con il mondo economico e sociale, per fare del “Sistema Mare” il motore di uno sviluppo economico che rilanci il ruolo dell’Italia di naturale protagonista del collegamento tra Oriente ed Europa. Secondo il parere, la riforma si inquadra in quella “rinnovata visione dell’amministrazione pubblica, che il Consiglio di Stato sostiene e incoraggia” e in virtù della quale “lo Stato è chiamato non solo ad esercitare funzioni autoritative e gestionali, ma anche a promuovere crescita, sviluppo e competitività”, con strumenti moderni e multidisciplinari. Proprio al fine di assicurare il raggiungimento degli obiettivi strategici la Commissione Speciale sottolinea l’importanza di “una visione che non si limiti ad una mera riduzione dei vertici territoriali di governo dei porti e alla istituzione di “tavoli” di coordinamento a livello locale e nazionale, ma sia di vero rilancio della portualità sulla base della pianificazione nazionale e dell’apertura al mondo della logistica e dell’intermodalità” . Per questo è opportuno portare a compimento altre riforme, strettamente collegate e attualmente in itinere, come ad esempio quella sugli interporti. Segnala, inoltre, l’importanza che “il Governo curi anche qui – come negli altri settori – l’ulteriore fase attuativa attraverso iniziative sia “normative” (i decreti correttivi), ma anche (e soprattutto) “non normative” di formazione, di comunicazione istituzionale, di informatizzazione, di monitoraggio delle prassi, insomma di “manutenzione” costante del funzionamento della riforma”. Il parere segnala, infine, “l’esigenza di accompagnare la riforma in esame, in tempi brevi, con iniziative ulteriori su temi (in parte, già delineati dalla Conferenza Unificata) quali: l’istituzione sul territorio nazionale di ambiti logistici di area vasta, che coinvolgano soggetti pubblici e privati e, in particolare, i gestori delle altre infrastrutture, ferroviarie, stradali e aeroportuali; la possibilità di estendere alle aree retroportuali i regimi fiscali e doganali applicati ai porti; l’intervento sulle regole di dragaggio”.

Ma quali sono i principali punti di forza della riforma?

Il Consiglio di Stato li individua nella “istituzione stessa delle “Autorità di Sistema Portuale”, in numero più limitato (15) rispetto alle “Autorità Portuali” attuali (24), e il conferimento ad esse anche di funzioni di raccordo nei confronti di “tutte” le amministrazioni aventi competenza sulle attività in ambito portuale, una dettagliata disciplina del Piano Regolatore di sistema portuale e la semplificazione delle varianti di valore meramente tecnico-funzionali; il complessivo snellimento della struttura organizzativa facente capo all’Autorità di Sistema Portuale; l’implementazione di competenze dello Sportello Unico Amministrativo e dello Sportello Unico Doganale e dei Controlli”.

E riguardo ai rischi da evitare? Il Supremo organo amministrativo pone, infatti, l’accento anche su alcuni “punti deboli” che potrebbero rendere vana la volontà di modernizzazione della riforma. In primis quello di “duplicazioni di centri decisionali o di sopravvivenza di quelli già esistenti, laddove si prevede l’istituzione degli uffici territoriali presso i porti già sede delle soppresse Autorità Portuali, con il pericolo di mantenere l’attuale frammentazione e di aumentare i costi; sul fronte della “semplificazione” il “rischio che gli obiettivi del Governo non siano effettivamente raggiunti nella pratica, per cui si rende opportuno il monitoraggio e l’eventuale adozione di misure correttive ex post”. Ulteriore rischio deriva dalla proposta della “Conferenza Unificata Stato-Regioni di introdurre un meccanismo di rinvio fino a 36 mesi, dell’entrata in vigore della riforma, o di rendere possibile l’inserimento di un porto di interesse regionale presso un’Autorità di Sistema”. Ciò comporterebbe, secondo il parere, “il rischio che, su spinta delle istanze regionali e locali, il disegno di riforma si affievolisca con l’introduzione di dilazioni e ri-frammentazioni”. Per questo il Consiglio di Stato raccomanda di “mantenere coerente l’impianto della riforma, senza cedere a deroghe non sostenute da forti motivazioni oggettive”.

In merito alla prevista istituzione del “Tavolo di partenariato della Risorsa Mare” e del “Tavolo nazionale di coordinamento” la Commissione Speciale ritiene che si debba chiarirne ruolo e funzionamento. Infine, nell’apprezzare l’intento di semplificazione delle procedure tramite gli “Sportelli Unici”, rileva “che tale obiettivo potrebbe essere indebolito”: in caso di mancato raccordo dello “Sportello Doganale” con la emananda disciplina di riordino delle forze di polizia(art. 8, c.1, lett. a) della stessa legge Madia)”. Forte la preoccupazione sullo Sportello Unico Amministrativo, che sarebbe utilissimo ma “viene limitato ai procedimenti amministrativi e autorizzativi che non riguardano le attività commerciali e industriali in porto”. Esclusione che “rischia di svuotare di contenuti pratici la norma”.

I giudici amministrativi raccomandano anche “di assicurare l’effettiva applicazione del principio della separazione tra attività di gestione del porto e attività economiche di interesse portuale, rendendo più chiaro il divieto per le Autorità di governo di svolgere operazioni economiche in ambito portuale, anche indirettamente (per l tramite di società partecipate)”. Il parere segnala, inoltre, positivamente “la scelta di un meccanismo più efficace per la nomina dei vertici delle Autorità di Sistema Portuale (intesa ministro-Regione), mettendo in guardia da sue possibili complicazioni”.

Sul parere del Consiglio di stato ha commentato il presidente di Assoporti, Pasqualino Monti: “Avanti con la riforma dei porti, ma teniamo conto di alcuni suggerimenti del Consiglio di Stato”. “Ora è indispensabile dare la possibilità a Governo e Parlamento di continuare a lavorare per migliorare ulteriormente il testo proprio sulla scorta dei “suggerimenti” del Consiglio di Stato”. Per il numero uno di Assoporti quindi, “questo provvedimento è la base per partire” ma dopo, continua Monti “dovremo affrontare, uno dopo l’altro, i problemi che si porranno in fase di attuazione per ottenere, in primis, il varo di un piano industriale per il sistema paese e, subito dopo, l’autonomia finanziaria dei porti”.

Attendiamo la risposta del Governo alle osservazioni del Consiglio di Stato…poi toccherà al Parlamento!

G.S.