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Riforma come le foglie: di autunno

Il ministro dei Trasporti e delle infrastrutture, Graziano Delrio, giura a spergiura che a fine giugno la riforma portuale sarà operante e che ogni porto avrà il suo presidente. Ma, facendo un semplicissimo conteggio delle settimane disponibili e degli ostacoli in atto, l’impegno di Delrio ogni giorno di piu’ assomiglia a un’utopia.

Ecco alcune motivazioni fondate.

La prima relativa all’atteggiamento del Consiglio di Stato che non è propriamente favorevole alla riforma. Secondo alcuni illustri consiglieri,  il decreto sui porti scricchiolerebbe da due opposti punti di vista. Se va ricondotto e unito alla Legge Madia è approvabile solo per la parte che riguarda la razionalizzazione e ottimizzazione della pubblica amministrazione. Tutto cio’ che non è riconducibile a questa tematica non puo’ andare in approvazione. Se invece si parla di qualcos’ altro e il decreto va considerato disgiunto dalla Legge Madia, sul provvedimento incomberebbero pesanti sospetti di incostituzionalità. Come dire: o salti la finestra o salti la finestra.

Per quanto riguarda la tempistica c’è da mettere in preventivo anche l’iter di approvazione da parte delle Commissioni parlamentari competenti. Per non parlare delle procedure amministrative-costitutive delle nuove Autorità di sistema logistico e quindi quelle di scelta e nomina dei nuovi presidenti con approvazione da parte del Presidente della Regione competente.

Pensare che tutto questo si possa risolvere entro metà giugno, nomine comprese, sembra davvero, ma davvero, tanto, ma tanto, ottimistico.

Senza poi citare il problemino marginale della titolarità a scegliere e nominare i nuovi presidenti: sarà effettivamente Delrio o l’asso pigliatutto, Renzi, ci metterà qualcosa di piu’ che una mano. In altre parole, è credibile che il Presidente del Consiglio rinunci a una sventagliata di nomine che come questa?

Sarebbero sufficienti tutte queste considerazioni per ipotizzare nomine post-referendum nazionale