ro-ro

Registro Internazionale: via libera del Governo. Ma dopo l’approvazione della Commissione Europea

La revisione del Registro Navale Internazionale che, ormai da mesi, ha scatenato una vera e propria guerra dei mari tra i due più grandi armatori italiani Vincenzo Onorato, il cui gruppo controlla Moby e Tirrenia Cin ed Emanuele Grimaldi, alla guida dell’omonima compagnia nonché di Confitarma (Confederazione degli armatori, dalla quale Onorato è polemicamente uscito) giovedì scorso ha ottenuto l’approvazione del Consiglio dei Ministri. Il Governo ha ultimato la legga delega che recepisce la Direttiva Ue che introduce anche nel Registro navale internazionale italiano le modifiche al regime della “tonnage tax” (la tassazione forfettaria sugli utili calcolati sulla base del tonnellaggio delle navi impiegate), al fine di uniformare la normativa italiana a quella Ue e permettere l’accesso alle agevolazioni fiscali e contributive anche alle navi battenti bandiere di altri Stati comunitari (non solo italiana come finora). In particolare, la materia del contendere riguardava la possibilità di cancellare i benefici fiscali per le navi ro/ro e ro/pax (traghetti merci e passeggeri) che, pur passando per porti italiani, fanno rotte internazionali e, per questo, potevano imbarcare personale non esclusivamente italiano o comunitario (in pratica come le navi italiane che percorrono solo rotte internazionali). Per Grimaldi il rischio è che la flotta italiana diventi meno competitiva a favore di quella sotto bandiera estera, con relativa perdita di posti di lavoro per i nostri marittimi. Mentre Vincenzo Onorato lo accusa di far lavorare personale non italiano con i soldi degli italiani.
Ma sarà Bruxelles a dare il via libero definitivo, come ha spiegato una nota di Palazzo Chigi precisando che “l’efficacia delle misure è subordinata alla preventiva autorizzazione della Commissione Europea”. Il Governo tende, comunque, a dilatare i tempi poiché ha previsto uno specifico monitoraggio sugli effetti del provvedimento, “al fine di introdurre eventuali dispositivi correttivi”. E’ stato, inoltre, deciso “un periodo transitorio di 18 mesi per consentire la notifica e dare il tempo al settore per l’adeguamento alle misure, se autorizzate dalla Commissione”. Potrebbe trattarsi della scappatoia prevista dall’esecutivo in caso di fuga di armatori italiani all’estero in risposta ai costi superiori che entreranno in vigore se la norma dovesse ottenere il via libera della Commissione europea.

G.S.