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Le infrastrutture spaccano il paese a metà. A Cernobbio un bilancio del settore logistico

L’Italia divisa in due? E’ quanto emerso in occasione di una approfondita ricerca presentata da Confcommercio al II Forum Internazionale di Conftrasporto tenutosi a Cernobbio nei giorni scorsi. Lo studio, che passa in rassegna treni, rete stradale e porti, mette in evidenza come in termini di logistica e trasporti il nostro sia un Paese spaccato in due: al Nord si viaggia (su gomma, su ferro, via mare), al Sud si aspetta, mentre le regioni del Centro fanno da “cuscinetto” . Sul versante del trasporto merci ferroviario “la frattura è nettissima”: quasi il 75% del traffico interno nazionale avviene tra le regioni a nord dell’Emilia Romagna, poiché il materiale rotabile è nella disponibilità di questa parte del Paese, nonostante qui si trovi solo il 30% della rete. Per quanto riguarda, invece, la rete stradale risulta essere “vecchia” e i piani di ammodernamento “inconcludenti”. Diversa la situazione riguardo ai porti italiani. Confcommercio riconosce che la riforma varata dal Governo il 4 agosto scorso “è una grande opportunità di crescita”. La strada per recuperare il divario con il nord Europa è ancora lunga, ma la riforma punta nella giusta direzione. Come ha dichiarato Paolo Uggè, presidente di Conftrasporto, la riforma “getta le basi per il rilancio del sistema nazionale dei porti e della logistica.
Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, che con il suo intervento ha chiuso i lavori davanti alla platea di Conftrasporto, ha posto l’accento sulla necessità di ammodernare il sistema delle connessioni tra Nord, Sud ed Europa. Il nostro Paese ha tutte le carte in regola per farcela. Delrio ha parlato di opportunità dei Corridoi europei. “ I Corridoi – ha dichiarato- vanno realizzati per permettere al Sud di vedersi parte del Paese. La connessione Nord-Sud è un elemento decisivo, perché l’Italia può essere competitiva solo se si presenta come sistema Paese”. Ed il cosiddetto Corridoio 1, che corre sull’asse Berlino- Palermo, è quello che riguarderebbe il Ponte sullo Stretto di Messina. “Il ponte in sé a me non interessa – ha precisato il ministro – perché non è il cemento che porta il lavoro, ma il talento. A me interessa creare le connessioni, operare in un ambiente legale, creare lavoro. Le reti non sono il fine, ma il mezzo per crescere”. “Il Forum – ha concluso Delrio – è stato un’occasione per fare il bilancio della situazione del mondo della logistica e dei trasporti”.
Dallo studio, secondo il quale il nostro Paese, per colmare il gap con l’Europa avrebbe bisogno di investimenti in infrastrutture per 18 miliardi di euro è, quindi, emersa la necessità che venga messo a punto un piano strategico “che indichi le priorità della politica dei trasporti, con una selezione delle opere su cui puntare, un “comune campo da gioco per le imprese di autotrasporto italiane ed europee”, un cluster marittimo rafforzato attuando “tempestivamente” la riforma, un trasporto ferroviario merci competitivo e misure specifiche per il trasporto marittimo a corto raggio. Solo così l’Italia può mettersi al passo con la velocità del mondo. O, quantomeno, iniziare.

G.S.