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Il Parlamento Ue approva la riforma dei servizi portuali

Dopo un iter durato tre anni e due precedenti tentativi falliti (nel 2001 e nel 2004), mercoledì scorso il Parlamento europeo, con 546 voti a favore, 140 contrari e 22 astensioni, ha approvato il nuovo Regolamento che istituisce un quadro normativo per l’accesso al mercato dei servizi portuali e la trasparenza finanziaria dei porti.
La normativa si inserisce nella politica annunciata dalla Commissione europea nel libro bianco sui trasporti e il suo fine ultimo è di contribuire ad un funzionamento efficiente, interconnesso e sostenibile dei porti con la creazione di un quadro che migliori le prestazioni e aiuti a far fronte alle mutate esigenze di trasporto e logistica.
Sono circa 1200 i porti marittimi europei e in essi transita più del 70% delle merci importate ed esportate che rappresentano quasi il 40% degli scambi all’interno dell’UE. Data la enorme varietà dei porti marittimi dell’Unione e la diversità dei rispettivi modelli organizzativi, il Regolamento, nel testo definitivo, non impone un modello specifico di gestione dei porti, ma prevede alcune condizioni qualora si intendano stabilire dei requisiti minimi per i fornitori dei servizi di rimorchio, ormeggio, bunkeraggio e raccolta dei rifiuti navali, o per limitare il numero dei prestatori di tali servizi (per esempio per motivi ambientali). Anche i servizi passeggeri e di movimentazione delle merci potranno essere soggetti alle norme sulla trasparenza finanziaria, ma saranno esentati da quelle sull’organizzazione dei servizi portuali.
Le norme sulla trasparenza sono state introdotte al fine di impedire la concorrenza sleale tra i porti dell’Unione che utilizzano fondi pubblici e di evitare distorsioni del mercato. Per questo le Autorità Portuali sono obbligate a mantenere una contabilità relativa alle attività finanziate con tali fondi, garantendo, inoltre, il rispetto della normativa sugli aiuti di stato.
Quando entrerà in vigore, la nuova normativa si applicherà a tutti i porti che fanno parte della rete TEN-T (oltre 300 in tutti gli stati costieri), ma bisogna attendere l’ok finale da parte del Consiglio dell’Unione europea.

G.S.