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Gottardo si, Gottardo no, il Paese dei referendum

Domani, 28 febbraio 2016 gli svizzeri dei Cantoni direttamente interessati torneranno a votare per decidere se una seconda galleria autostradale del Gottardo debba essere ostruita oppure no.

Per chiunque non sia svizzero il problema all’apparenza non si porrebbe neppure. I dati parlano chiaro: l’attuale galleria è satura sei giorni su 7, mediamente due giorni alla settimana si blocca, registra, a causa di corsie troppo strette e del doppio senso di marcia un non invidiabile record di incidenti e di tamponamenti. Ma c’è di piu’: entro breve tempo la galleria, che denuncia gli anni di invecchiamento, dovrà essere completamente chiusa per tre anni al fine di consentirne la ristrutturazione e la messa in sicurezza.

Il che significa che per tre anni chi dal Canton Ticino e quindi anche dall’Italia vorrà raggiungere quella che viene definita la Svizzera interna, o dovrà affidarsi a un treno (non ancora veloce) oppure dovrà compiere il giro di mezza Europa.
Il che significa anche, prevedere il ompleto isolamento dell’economia del Ticino e di parte dei Grigioni rispetto al resto della Svizzera.
E allora perchè esitare? La referendite, che talora è prova di grande democrazia, talora proprio no, onsegna agli interessi personali spesso contrapposti a seconda delle regioni in cui si vive e si lavora, un’opera indispensabile, che gli ambientalisti fanno passare per un puro aumento della capacità in un paese che da anni ha detto no a qualsiasi sviluppo della rete autostradale.
Una battaglia di principi, quindi, contro un progetto che prevederebbe comunque una singola corsia nella galleria attuale e una corsia di ritorno nella nuova galleria rispetto a un pericoloso tunnel a circolazione bidirezionale e senza alcuna corsia di emergenza dove oggi  camion e auto si incrociano (385 milioni di volte l’anno) in uno spazio ristretto lungo 17 chilometri.
E – secondo le ultime prospezioni – il fronte dei no, di quelli favorevoli a tenersi il tunnel piu’ pericoloso d’Europa pur di non derogare ai sani principi dell’ambientalismo, potrebbe avere la meglio.