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Container: pesatura obbligatoria prima dell’imbarco

Non è ancora possibile disporre di una panoramica chiara di quanto stia avvenendo nei porti italiani da quando, il primo luglio scorso, è entrata in vigore la normativa internazionale introdotta con un emendamento alla Convenzione Solas che prevede l’obbligo della pesatura certificata di ciascun contenitore prima del suo imbarco sulla nave. La nuova norma ha, di fatto, annullato le autocertificazioni e costretto porti, terminal e retroporti, strutture pubbliche e private, a dotarsi di pese specifiche per i container.
Ma non mancano le contraddizioni. Allo stato attuale, ogni Paese potrà, infatti, determinare un proprio criterio per identificare la VGM (massa lorda verificata) di un contenitore, con il relativo grado di tolleranza , e ciò potrebbe comportare come conseguenza un incremento del rischio di ingorgo ai terminali di imbarco provocato da quei contenitori che in alcuni paesi potrebbero essere ritenuti “ricevibili” mentre secondo altri potrebbero, invece, essere giudicati troppo pesanti – come ha sostenuto la Nexus Shipper Council (NSC) che raggruppa circa 70 aziende di spedizione.
La nuova normativa, voluta dall’IMO dopo che alcune portacontainer avevano dato segni di cedimento o si erano addirittura spezzate per avere imbarcato un numero eccessivo di contenitori il cui peso eccedeva rispetto a quello dichiarato, è finalizzata a garantire una maggiore sicurezza alla navigazione mediante un più corretto e consapevole stivaggio delle merci a bordo delle navi.
L’aggiornamento della Convenzione Solas 74 ed il correlato decreto del Comandante generale delle Capitanerie di Porto n. 447/2016 prevedono che l’imbarco dei contenitori possa avvenire solo a fronte della presentazione di un certificato di pesatura rilasciato da una struttura omologata che attesti l’effettiva massa lorda di ciascun container. Con l’entrata in vigore della nuova regolamentazione, preceduta da una serie di giustificate preoccupazioni provenienti dal settore armatoriale e logistico in generale, le Autorità Portuali si sono attivate al fine di evitare che il rispetto della norma, sulla cui applicazione vigilano le Capitanerie di porto, origini rallentamenti e intralci ai delicati equilibri sui quali scorre il flusso delle merci in ingresso nei porti e alle fasi di imbarco immediatamente successive. Ma sia il sindacato sia l’associazione di categoria denunciano le lunghe attese a cui sono costretti gli autisti nei terminal mentre attendono l’arrivo del certificato VGM. La Uiltrasporti, in particolare, è preoccupata per il grave danno che si sta arrecando al settore dell’autotrasporto, già in ginocchio a causa di una grave crisi economica. Il timore è che i disservizi provocati dalle procedure elettroniche farraginose della “pesa”, vadano ad incidere sull’organizzazione del lavoro degli autisti dipendenti, penalizzando fortemente la loro produttività.
In Italia, dunque, i disagi registrati sono legati principalmente al ritardo nella trasmissione dei dati sulla pesatura che, arrivando anche molte ore dopo il camion, porta al collasso le aree pre-gate dove centinaia di mezzi attendono invano la luce verde.

G.S.