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Container a picco …e solo Koper fa sul serio

Lo studio del consultant piu’ affidabile, l’inglese Drewy, parla chiaro e demolisce luoghi comuni e speranze infondate. Partiamo da queste ultime. Tracciando una mappa della competitività dei porti, i consulenti britannici individuano nelle parti alte della classifica una decina di scali del Nord Europa. In Mediterraneo solo un porto. E, udite udite, si tratta di Capodistria, o Koper, che dir si voglia che in pochi anni ha compiuto passi da gigante, collocandosi nella fascia di piena affidabilità e candidandosi a ragione a diventare il porto container di riferimento di tutta quella fascia industriale-produttiva che ha spostato il suo baricentro verso l’est europeo. Il dramma è che a Trieste si continua a parlare di concorrenza o collaborazione con Koper. Un recente, ennesimo convegno, sulle prospettive dello scalo giuliano avrebbe dovuto far sorgere almeno qualche dubbio: i dirigenti di Capodistria, invitati come ospiti, non si sono neppure fatti vedere. Loro hanno da lavorare.

Il secondo campanello di allarme scatta per tutti i gruppi che hanno investito in modo massiccio sulle navi portacontainer giganti. Ancora gli analisti di Drewry, ma anche i vertici del gruppo Poseidon hanno svelto quello che molti sospettavano: le navi giganti non producono risparmi o economie di scala. Anzi. E’ vero il contrario, e cio’ risulta ancora piu’ evidente con le variazioni nel prezzo del petrolio.

Terza considerazione, drammatica. I noli per il trasporto container continuano a scendere Secondo il piu’ recente rapporto del World Container Index che analizza le undici principali rotte, i noli sono precipitati ai livelli piu’ bassi dal 2011. Il WCI index viaggia attorno al 60% rispetto alla media degli ultimi cinque anni e dall’anno scorso a quest’anno è precipitato del 62%.

 

 

Il peggio neanche a dirlo, accade sulle rotte fra Asia ed Europa. Secondo lo Shanghai Containerized Freight Index i noli su questa rotta sono precipitati dell’82% nelle ultime dieci settimane.