simonetti

Ciao Marco

Caschetto da cantiere, cravatta rossoblu, il sorriso stampato sul viso mai per convenienza ma per reale amicizia, scarsissima disponibilità ad essere esecutore supino di ordini altrui, un rifiuto istintivo a essere prono e servo di convenienze…Ciao Marco.
Tanti anni sono passati sulle banchine del terminal di La Spezia, quel terminal il cui successo è stato sempre ascritto alla genialità di Angelo Ravano; quel terminal che – e un  solo anno di divorzio e di gestione fallimentare di altri lo dimostrano – non sarebbe mai diventato senza di te quello che è stato e che è. Recentemente Ivano Russo, consulente del ministro Delrio, ha detto che per i porti italiani ci vorrebbero 15 Marco Simonetti. Sottoscrivo. Peccato che da ieri manca il modello originale che per altro era uno stampo unico e irripetibile come la povertà manageriale dei porti italiani dimostra quotidianamente.
Difficile terribilmente difficile sarà per tutti quelli che con te non hanno condiviso solo interessi professionali, ma anche amicizia, dimenticarti.
Forse ti dimenticheranno – ma a te, come sempre, importerà ben poco – quelli che non ti sono stati amici. Ma questo fa parte della vita e tu lo sapevi benissimo
Avremmo dovuto incontrarci a breve per parlare anche di futuro.O forse solo per parlare dei tuoi figli o delle mie figlie e delle loro aspettative di lavoro e di felicità. O delle tante delusioni che anche tu puntualmente ti sei lasciato alle spalle. Perchè invidie, odi, bassezze avvelenano chi li produce.
In questo mio breve ricordo che viaggia da Amburgo a La Spezia, passando per Milano e arrivando alle previsioni che ti davano come futuro presidente dei porti di Genova e Savona, preferisco ricordarti come appassionato di tennis, tifoso dello Spezia, o davanti a un fritto misto in una vecchia trattoria di Lavagna. O meglio,  per l’orgoglio che ti sprizzava dagli occhi ogni volta che parlavi dei tuoi figli. A loro resta l’orgoglio di avere avuto un grande padre e questo basta e avanza.
Ciao Marco
Bruno Dardani