Baltic Index

BREAKING NEWS Collassa il Baltic Dry Index

Se fossimo nella sala controllo del Norad, preposta a verificare il pericolo di un conflitto atomico, sarebbe pronto a scattare Defcon 1, l’allerta massimo che testimonia dell’avvenuto lancio dei primi missili transcontinentali a testata nucleare.  Per l’economia globale è scattato Defcon 1, allerta rosso. A delineare la situazione piú grave degli ultimi cinquant’anni è il Baltic Dry Index, un indicatore di commercio internazionale di merci, sceso al suo livello più basso.

In passato, l’indice è noto per caduta davanti ad alcuni dei più grandi depressioni economiche – tra cui il busto di dot com nel 2000 e la grande recessione del 2008.

Il Baltic Dry Index è una media dei noli pagati per lo spostamento rinfuse come carbone, cemento, minerali metallici, concimi e cereali per mare. Non include petrolio greggio. E visto il prezzo del greggio sceso per la prima volta sotto i 30 dollari a barile, va bene cosí.

I noli riguardano elevati volumi di carico sulle principali rotte commerciali, e sono forniti quotidianamente da agenti marittimi di tutto il mondo per il Baltic Exchange con sede a Londra. Questi valori vengono combinati per calcolare il BDI ogni giorno lavorativo.

Il Baltic Index puó crollare per due ragioni: una riduzione nella domanda di navi o un tracollo nel commercio internazionale. E purtroppo di questa seconda opzione si tratta anche a fronte di uno squilibrio ormai cronico fra domanda e offerta di navi e di una depressione costante del mercato dei noli bulk.

Dato che l’Index riguarda materie prime dry, la domanda per il loro trasporto di loro è un indicatore sui livelli di produzione di beni per i prossimi anni. E la risposta è una sola: stiamo piombando in piena recessione.

Considerando che il 90% del commercio internazionale avviene via mare, il tracollo in atto è un segnale devastante per l’economia mondiale, già alle prese con il rallentamento cinese, il calo delle borse e la svalutazione di fatto dello yuan.

Il 13 gennaio, Il Baltic indice è sceso al livello più basso mai segnare, 394 punti. Poi, il 14 gennaio, è scivolato ulteriormente a 383 punti.

Era già accaduto Certo, una brusca flessione si era verificata nell’ agosto 2015, ma l’indice era a 1.222. Prima della recessione del 2008, si attestava su 10.000. Dal 1 stesso gennaio l’indice ha perso quasi un quinto del suo valore.

Secondo diversi rapporti, una delle ragioni per la caduta BDI è un crollo virtuale dei carichi nel nord Atlantico. L’8 gennaio, non neanche un singolo trasporto marittimo su questa rotta, con una crescita record dei disarmi delle navi bulk.  I valori dei noli precipitano, con industrie che riducono la produzione e consumi che non salgono.

C’è stata una ondata di cattive notizie provenienti dalla Cina: nel 2015, le importazioni sono diminuite del 13% e le esportazioni sono diminuite di circa il 2%. L’importazione di carbone e minerale di ferro – entrambi componenti il paniere del BDI – è sceso per la prima volta in oltre un decennio. Vi è anche un rallentamento nella produzione di acciaio. L’esportazione crollo cinese è probabilmente a causa di debolezza della domanda dagli Stati Uniti e le nazioni europee.

I prezzi delle materie prime a livello mondiale sono in calo. I prezzi del rame sono ai minimi pluriennali, cosí come quelli dell’alluminio, zinco e stagno, e delle materie prime agricole come anche grano, mais e soia.