DUCI

Allarme di Federagenti sulla riforma portuale. Il presidente Duci: “Speriamo non servano altri dieci anni per renderla esecutiva”

“Ci sono voluti dieci anni per farla, ora speriamo che non ne siano necessari altrettanti per renderla esecutiva e applicarla compiutamente”. Per il presidente di Federagenti Gian Enzo Duci, i segnali – ormai quotidiani – che arrivano dalla portualità nazionale giustificano un forte allarme sugli esiti e sull’efficacia della riforma portuale varata lo scorso agosto dal Governo. Secondo Duci i ritardi riguardano l’intera impalcatura della riforma, che segna il passo su vari fronti. Con 6/7 Autorità di Sistema Portuale ancora senza un presidente, sembrano riemergere drammaticamente logiche di carattere puramente politico per posizioni che, oggi, come prevede la riforma, richiederebbero soggetti dotati di professionalità ed esperienza incontestabili. Ciò riguarda non solo le nomine presidenziali ma anche i Comitati di gestione che, salvo l’AdSP del Mar Tirreno Centrale (Napoli e Salerno), sono riescono a costituirsi. “Da un punto di vista formale, lo spostamento delle categorie produttive dall’organo decisionale, il Comitato Portuale, ad uno consultivo, il Tavolo di Partenariato della Risorsa Mare, sembrerebbe una riduzione del peso del “privato” rispetto al “pubblico” nella governance portuale – ha spiegato Duci; tuttavia io credo che questa sia una partita ancora tutta da giocare. In linea teorica i tavoli di partenariato, se gestiti in maniera corretta, potrebbero garantire un peso specifico notevole agli imprenditori privati, un peso forse maggiore di quello di sostanziali testimoni che avevano nei Comitati Portuali di cui, non si dimentichi, incarnavano la minoranza di voto (rispetto a soggetti pubblici e sindacati). Ma il partenariato, applicato per anni in Francia e oggetto proprio oltre frontiera di una profonda revisione critica, richiede una sperimentazione complessa e un’applicazione rigorosa”. “E di certo – ha sottolineato Duci – non si è partiti con il piede giusto; lo stesso vale per il tanto enfatizzato Tavolo Nazionale di Coordinamento delle scelte”. Secondo Federagenti questo tavolo, ancora inesistente e del quale non si conoscono i nomi dei componenti ministeriali, sta già diventando il terreno per una rissa tra categorie alla ricerca di poltrone e ruoli. “E tutto ciò – conclude Duci – accade in momento a dir poco complesso della portualità mondiale e italiana, travolte dal fenomeno delle concentrazioni, dall’ingresso in forza di Fondi di investimento e da una rivoluzione di mercato i cui effetti andrebbero come minimo gestiti dalle AdSP”.

G.S.