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Albo dell’autotrasporto troppo nell’ombra

Con una lettera aperta al presidente del Consiglio, al ministro dei Trasporti e al commissario anti-corruzione, il segretario generale di Trasportounito, Maurizio Longo, ha tolto il coperchio al grande pentolone dell’Albo dell’autotrasporto .

Secondo Longo, il governo ha promosso con forza la riforma della pubblica amministrazione stravolgendo giustamente il concetto di accesso agli atti e garantendo il pieno diritto del cittadino ad acquisire dati e documenti dagli enti pubblici; dati e documenti che, per essere acquisiti, non richiedono la produzione di motivazioni specifiche.

Ma l’Albo nazionale dell’autotrasporto evidentemente non ne è al corrente: infatti, non solo nega a Trasportounito, ovvero a una delle maggiori Associazioni dell’Autotrasporto, questo diritto, ma si trincera anche dietro una paradossale indisponibilità dei documenti richiesti. Il Presidente dell’Albo in un’articolata nota di risposta fra l’altro sostiene che “il Comitato Centrale non ha un proprio bilancio preventivo né consuntivo (…) per cui bisogna fare riferimento al Rendiconto Generale dello Stato 2014 (due anni orsono) predisposti dalla Ragioneria Generale dello Stato”.

In questo modo non solo viene vietato il diritto di accesso ai documenti (in totale negazione dello spirito della riforma), ma si ribadisce nei fatti che al cittadino o, nel caso specifico, agli autotrasportatori che sono direttamente interessati, è negato il diritto fondamentale a sapere come l’Albo spenda i soldi che arrivano nelle casse di questa istituzione, ormai palesemente inutile, attraverso i contributi pagati dagli autotrasportatori.

Dato che non ricorrono certo “né esigenze di pubblica sicurezza, né relazioni internazionali e dati circa la stabilità finanziaria dello stato”, ovvero le uniche eccezioni previste dalla riforma della PA. secondo Trasportounito il rifiuto dell’Albo allunga ombre allarmanti sulla gestione di questo soggetto pubblico, la cui utilità è per altro seriamente messa in discussione dall’esistenza del Registro Europeo Nazionale (REN) dell’autotrasporto, imposto da Bruxelles, di cui l’Albo nazionale è un’inefficiente e costosa duplicazione.

Per altro i vertici di Trasportounito non fanno mistero del fatto che proprio Trasportounito non sia stato ammesso all’Albo stesso, perché non iscritta al Cnel, ovvero a un Ente del quale, per palese inutilità, era stata già decisa la cancellazione.

In qualità di Segretario Nazionale di Trasportounito, non posso non prendere atto, in un momento in cui il paese combatte contro vecchie abitudini di opacità amministrativa e di non trasparenza, che “gli autotrasportatori non sono tenuti a sapere come e dove vengono spese le risorse economiche derivanti dall’obbligo di pagamento della tassa di iscrizione imposto alle imprese”. Auspico quindi un pronto intervento della Presidenza del Consiglio, del Ministro competente, ma anche degli organismi di sorveglianza, in primis dell’Autorità preposte per verificare le motivazioni di una così palese contraddizione fra il comportamento di un soggetto pubblico e le indicazioni esplicite della nuova legge sulla pubblica amministrazione in tema di trasparenza e di diritto di accesso agli atti.